Lettera ai nostri studenti - 9 aprile 2022

Care studentesse e cari studenti,

le parole sono importanti. Possono essere fiori e stelle, come scrive Boccaccio, ma possono anche essere fango e sassi. Soprattutto quando sono scritte. Soprattutto quando si trovano in un Manifesto, in un documento cioè che per sua natura vuole essere la voce di un gruppo che si riconosce in un unico pensiero. Per questo motivo sentiamo il bisogno di farvi ripensare a quelle da voi proposte in apertura di questa vostra occupazione, pur tenendo ben presente che le richieste di aiuto da parte dei  giovani trovano noi docenti e il nostro dirigente sempre pronti all’ascolto.

Quando noi parliamo di docenti dai quali “non è pervenuto il minimo segnale di interesse” nei confronti della situazione degli studenti in questi ultimi due anni, di “strumenti che non favoriscono la formazione di un pensiero critico”, di un sistema-scuola che rappresenta un “impedimento per la nostra stessa libertà di espressione”, non possiamo non pensare anche a tutti quei docenti che ogni giorno hanno cercato di mettere al centro proprio i loro studenti. Quando scriviamo di “sensibilizzazione in campo di salute mentale, la cui importanza è spesso volutamente dimenticata” o di Percorsi per le Competenze trasversali  che “nella maggior parte dei casi, non hanno alcuna qualità formativa”, dobbiamo ricordarci che nel nostro Istituto ci sono figure preposte a questi ambiti il cui operato, sotto gli occhi di tutti, è volto alla realizzazione più efficace di tutti i progetti relativi. Quando poi riassumiamo tutto ciò nell’espressione “mala gestione” dell’istruzione o “ostilità dell’ambiente scolastico”, stiamo chiamando necessariamente in causa un dirigente (al quale, mai come in questo momento, va tutto il supporto e la gratitudine di noi docenti) che ha cercato, con presenza costante e disponibilità ad ogni “tavolo” condiviso, di condurre nel miglior modo possibile il Liceo Righi fuori da questo (speriamo terminato) biennio pandemico, causa di molte delle “restrizioni” che il vostro manifesto lamenta.

Parole dunque, che non devono essere decontestualizzate e generalizzate, creando ulteriori incomprensioni e fraintendimenti. Meglio dunque servirsi di quelle che sentiamo più nostre, che ci risultano più chiare. Perché esprimerci con parole che amiamo, di cui abbiamo chiaro il significato, dice molte verità su chi in realtà siamo.

Ci piace il verbo occupare specie quando è usato in modo pronominale, “occuparsi”: prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, sentirlo come un proprio dovere o come realizzazione di un proprio desiderio. E’ bello dunque sapere come impiegare il proprio tempo, essere impegnati e gratificati da ciò (di qui la mortificazione del riconoscersi dis-occupati), ed è altrettanto bello, se non di più, sentirsi dire “mi occuperò io di te”, voglio per te un infinito bene.

Non ci piace il verbo occupare quando ha un suo oggetto e fa sentire chiaramente la sua origine dal “prendere” latino (capere). Tranne infatti i casi in cui ha il significato più neutro di “stare, collocarsi in una posizione”, assume più spesso un valore prevaricante: occupare uno stabile, un palazzo, una sede, una scuola, uno Stato. Io mi approprio di qualcosa con la forza, allontanando chi precedentemente “abitava” quello spazio.

L’occupazione di una scuola ha inoltre in sé qualcosa di linguisticamente paradossale: qualcuno, di solito un gruppo di studenti, si appropria di qualcosa che gli è già proprio, che già gli appartiene. Il problema è che questi occupanti non sono gli unici inquilini di questo luogo: ci sono infatti altri studenti (già soddisfatti della loro “ordinaria” occupazione), personale docente, tecnico, amministrativo, fino ad un dirigente. E allora per occupare con modalità eccezionali una casa comune in cui non si sta bene, con intenti dunque migliorativi, ci vorrebbe un consenso comune, una decisione condivisa, un guardarsi negli occhi ascoltandosi, per riuscire così ad “occuparsi” meglio gli uni degli altri. Anzi, a pre-occuparsi.

Una buona conclusione di anno scolastico a tutti noi.

Docenti firmatari:

Alessandra Golinelli
Alessandra Tugnoli
Alessia Vallorani
Alessio Nociforo
Andrea Prodi
Angela Giordano
Anna Festi
Anna Pisani
Annabella Killian
Annalisa Clemente
Barbara Manganiello
Bijoy Trentin
Charlotte Leclercq
Chiara Lelli
Chiara Petroni
Chiara Volpone
Ciro Mellone
Cristiana Vandelli
Cristina Pippi
Cristina Stefanelli
Daniele Matteuzzi
Domenico Boscolo
Dora Pastore
Elena Maggio
Elena Vasile
Elisa Subini
Elisabetta Lovecchio
Enrica Borsoni Ciccolungo
Enrica Zambelli
Enrico Bellodi
Fabrizia Ferrari
Federico Spiga
Fioretta Rambelli
Francesca Migliore
Francesca Vittori
Francesco Nunzio Di Lucca
Giampiero Bagni
Giovanna Zirotti
Gloria Ferri
Irene Jacoboni
Laura De Maria
Leonardo Luca Rossi
Licia Morra
Liliana Benfenati
Lorenzo Lancellotti
Lucia Panico
Maria Cristina Renzi
Maria Giovanna Cavallari
Maria Maddalena Ada Lovreglio
Marianna Gallo
Marilena Nisi
Marinella Marchesi
Matilde Maresca
Matteo Ansaloni
Maurizio Casali
Michele Facchini
Monica Amatucci
Monica Cuppini
Monica Munarini
Paola Pultrini
Paola Serena D'agostino
Paolo Gragnoli
Paolo Pirini
Paolo Rota
Patrizia Padovani
Patrizia Sbarra
Patrizio Foresta
Piera Asquino
Raffaele Esposito
Riccardo Tarlini
Rita Pagnotta
Rita Zamparini
Roberta Bertuzzi
Roberta Galli
Roberta Mongardi Fantaguzzi
Roberto Lancellotti
Roberto Luzi
Roberto Vargiu
Roberto Zappi
Rossana Patti
Rossella Fucci
Sandra Zocca
Simona Binanti
Simone Pareschi
Stefania Marroccu
Stefania Vecchio
Stefano Ferri
Susy Gargiulo
Valentina Disante
Valeria Palestini
Vita Lia Micelli
Vitalba Lorusso